Computer

Olivetti

Nel 1974 Olivetti presenta due nuove macchine contabili con caratteristiche da calcolatori, L'Audit A7 e l'Audit A5.
L'A5 viene pubblicizzata come "sistema di raccolta e trasmissione dati", nome altisonante che segna il distacco con il vecchio termine "contabile" utilizzato fino ad allora per questo tipo di elaboratori, ma che di fatto risulta riduttivo per definire una macchina che è a tutti gli effetti un "calcolatore elettronico".
Mentre l'A7 si presenta come una postazione fissa, integrata nella scrivania, l'A5 è una macchina di tipo desktop, molto pesante (oltre 50 Kg), ma facilmente trasportabile.

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Audit A5 - Foto Alberto Ramasso

Il design venne affidato ad Ettore Sottsass Jr. che lo curò in collaborazione con Albert Leclerc e come da tradizione Olivettiana risulta elegante, moderno e funzionale.

L'A5 non dispone di un'interfaccia video e grazie alla sua forma che ricorda una macchine da scrivere venne accettata più facilmente dagli utilizzatori ancora restii alle nuove tecnologie.

Assemblate negli stabilimenti Olivetti di Scarmagno (TO), vennero realizzate due serie di A5, la prima caratterizzata dalla scocca di colore marrone aveva prestazioni inferiori alla seconda realizzata successivamente e con scocca di colore bianco.
Il cambio di colore fece soprannominare la A5 bianca "il fantasma della A5".

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Il modello bianco - Foto Paolo Tedeschi

L'unità centrale, chiamata Micro 8, fu sviluppata come "motore" per sistemi di fascia bassa ed è costituita da due piastre standard con integrati di tipo MSI (Medium Scale Integrator, 50/100 transistor per chip, tecnologia bipolare), e fu realizzata in collaborazione prima con Motorola, poi con Mostek.
La memoria RAM installata era inizialmente di 388 byte, e venne successivamente aumentata a 1/2 Kb, 1 Kb e 2 Kb.

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Il display - Foto Alberto Ramasso

E' presente un display composto da 15 luci, di queste 7 danno informazioni sullo stato di funzionamento della macchina e sullo svolgimento del programma ed 8, a doppia lampadina bianca/rossa, sono associate ognuna ad un bit di registro e possono essere pilotate tramite programma.

Dispone di un lettore/scrittore di schede a banda magnetica della capacità di 256 byte sulle quali venivano registrati i programmi.

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Lettore/scrittore di schede magnetiche - Foto Alberto Ramasso

Programmi più pesanti dei 256 byte disponibili potevano essere salvati su più schede.
L'Olivetti forniva un ricco catalogo di software che coprivano le più diffuse esigenze contabili ed amministrative, ed era inoltre possibile farseli personalizzare sulle singole necessità.

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Le cartoline magnetiche - Foto Luigi Serrantoni

La stampa è effettuata sia su carta semplice che su modulo continuo tramite un sistema a testina "golf ball" che imprime 16 caratteri al secondo, lo stesso adottato per le macchine da scrivere della serie Lexikon contemporanee.

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La testina di stampa - Foto Luigi Serrantoni

E' possibile inoltre collegare dispositivi di stampa esterni come la SV 160, una stampante seriale monodirezionale, dotata di una testina a 7 aghi, di progettazione Centronics. La sigla significa Stampante Veloce a 160 caratteri al secondo.

La tastiera è del tipo QZERTY a 78 tasti organizzata in tre sezioni: tasti alfanumerici, numerici e di funzione.

A seconda delle esigenze era possibile collegare alla A5 numerosi dispositivi esterni tra i quali unità a cassette CTU 5400 e CTU 1000, modem LCU 5800, lettori di nastro perforato LN20 e perforatori di nastro PN 20.

E' possibile programmare la A5 utilizzando due diversi linguaggi, il B.A.L. ed il L.I.M.O.

- Il B.A.L., che significa Businnes All-purpose Language o Businnes Assembly Language, è un linguaggio di programmazione sviluppato da Olivetti ed usato tra la metà degli anni '70 e i primi '80 selle sue macchine della serie Audit (A5, A6, A7), sulla successiva linea BCS (2030, 2035, 2099) e sul'M44.
E' un linguaggio di medio livello, dispone di caratteristiche da linguaggi di basso livello, ma richiede minori difficoltà di utilizzo rispetto ad un Assembler.
Il BAL dispone di circa 90 comandi caratterizzati da nomi mnemonici lunghi da 1 a 4 caratteri.

- Il L.I.M.O. (Linguaggio Interattivo Macchina Olivetti) è un linguaggio di programmazione stile Basic.

Nel 1976 venne messa in vendita con il nome di A6 una versione aggiornata della A5 con 4 KB di memoria RAM e due unità FDU, ovvero lettori floppy da 8 pollici della capacità di 256 KB.

L'Audit A5 rimase in produzione sino all'inizio degli anni '80, per poi cedere il passo all'L1 M20, il primo personal computer di nuova generazione prodotto da Olivetti.

Alberto Ramasso (albertoramasso@gmail.com)

 

E' possibile vedere una Olivetti Audit A5 presso:

 

Bibliografia

Siti internet che trattano l'Olivetti Audit A5:

www.storiaolivetti.it/template.asp?idOrd=4&idPercorso=574

www.storiaolivetti.it/fotogallery.asp?idPercorso=616&idOrd=17

www.storiaolivetti.it/percorso.asp?idPercorso=616

www.storiaolivetti.it/fotogallery.asp?idPercorso=616&idOrd=9#viewfotogallery

museo.dagomari.prato.it/singolo.php?cod=13&ord=1

www.old-computers.com/museum/computer.asp?st=1&c=1305

www.paolo.tedeschi.it/collezioni/olivetti/cde/1971-1980/Olivetti_A5.htm

compvter.blogspot.it/2009/10/prima-dei-floppy.html

 

Documenti in archivio

cop prontuarioa7 Audit 7 Reference Table

cop prontuarioa5 Audit 5 Prontuario Istruzioni

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Dopo il successo della Programma 101 (1965) la Olivetti prosegue nello sviluppo degli elaboratori personali e presenta, nel 1967, la P 203. E' un calcolatore dedicato principalmente ad applicazioni commerciali, area in cui Olivetti è storicamente presente con le sue macchine contabili a tecnologia meccanica o mista meccanica/elettronica.

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Olivetti P203 - Foto Licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 3.0 Gamsbart

Negli stati uniti si era creata l'abitudine di chiamare il calcolatore  Olivetti con la sigla P 101, per evitare il termine italiano "Programma". In questo nuovo prodotto la consuetudine americana diventa una regola, il prefisso P identificherà i prodotti della linea di calcolo per i successivi 10 anni. Il cambiamento di rotta non è però recepito completamente, in documenti scientifici, e persino in una pubblicità della Olivetti spagnola, la macchina viene denominata "Programma 203".

L'elemento più limitativo della "perottina" per le applicazioni aziendali era l'assenza di una tastiera alfanumerica e di un dispositivo di stampa che consentisse di produrre direttamente documenti contabili. Olivetti risolve il problema realizzando nella P 203 l'integrazione di due distinti prodotti: un elaboratore derivato dalla Programma 101 ed una macchina per scrivere elettrica Tekne 3.

Le due parti della macchina potevano essere utilizzate separatamente. La macchina per scrivere funzionava indipendentemente dal calcolatore, e l'elaboratore non richiedeva l'utilizzo della tastiera alfanumerica e della stampante della Tekne 3, poiché dotata di una tastiera dedicata e di una piccola stampante numerica, le stesse della Programma 101.
L'integrazione delle due sezioni avveniva unicamente nella possibilità da parte dell'elaboratore di stampare sul rullo della macchina per scrivere.

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Olivetti P 203 - Foto da Olivetti News Letter Settembre 1967

Il punto di forza della macchina era proprio la possibilità di realizzare direttamente i documenti con i dati risultanti dall'elaborazione, senza necessità di una loro trascrizione. La stampa realizzata dall'elaboratore poteva essere integrata manualmente con la macchina per scrivere, inserendo descrizioni o note al documento, come per esempio l'indirizzo del destinatario di una fattura.
La tecnologia di stampa della macchina per scrivere, a martelletti, permetteva una velocità di soli 14 caratteri al secondo. In compenso questa soluzione permetteva una qualità di stampa elevata e la possibilità di cambiare il carattere utilizzato. La P 203 era normalmente equipaggiata di martelletti con il carattere pica, ma era disponibile anche con il carattere OCR, utilizzato già a quei tempi per la lettura automatica dei documenti da parte degli elaboratori.
Fu inoltre realizzata una P203 che utilizzava al posto della Tekne 3 la macchina per scrivere Editor 4, un modello uscito nel 1969.

La documentazione commerciale la presentava come "computer da ufficio" ed esalta la sua versatilità, la velocità nell'adattarsi ai diversi lavori d'ufficio, la facilità di utilizzo da parte di personale senza una preparazione informatica. Una pubblicità della Olivetti Singapore, che mette in risalto la possibilità di cambiare velocemente il programma eseguito grazie alla cartolina magnetica, usa lo slogan "A different machine in seconds!".

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Una foto del depliant della P 203

La macchina si prestava particolarmente alle applicazioni amministrative (fatturazione, paghe, provvigioni, ecc) ma era proposta anche per calcoli finanziari, statistici, e tecnico-scientifici.

Ottenne un ottimo successo in Germania, dove, con l'introduzione della locale imposta IVA all'inizio del 1968, le vendite della P 203 quintuplicarono.

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Olivetti P 203 - Foto da Olivetti News Letter Settembre 1967

Come per la P 102, anche la P 203 fu dotata della possibilità di collegare dispositivi esterni, come lettori e perforatori di nastri e strumentazione di misura digitale. Dai pochi dati ritrovati ritengo fossero disponibili queste configurazioni:

  •  P203 - versione base
  •  P203 / 00 - versione dotata di porta seriale
  •  P203 / 01 - versione dotata di interfaccia di input
  •  P203 / 02 - versione dotata di interfaccia di output
  •  P203 / 03 - versione dotata di interfacce di input e di output

Alla macchina era spesso abbinato il perforatore esterno TPV 60, che permetteva di creare nastri ad 8 fori in codice ISO con una velocità di 30 caratteri al secondo. I dati generati dalla P 203 potevano quindi essere trasferiti ad altri calcolatori per successive elaborazioni.

Il design della macchina fu curato da Mario Bellini, che già aveva disegnato la Programma 101. La linea è la stessa del coevo videoterminale TCV 250, ispirata dalla forma che assume una membrana in tensione avvolta sugli oggetti che vi sono racchiusi.
Diverse fonti indicano che la P203 è stata esposta al Museo d'Arte Moderna di New York, o che fa parte della sua collezione permanente; non ne ho trovato però riscontro negli archivi del museo.
Non ho trovato conferma neppure dell'assegnazione alla P 203 del premio "Compasso d'oro", riportato su diversi siti web.

Era prodotta, come la sua progenitrice, a Scarmagno. Rimase in produzione per diversi anni e ne furono costruite circa 40.000 unità.

La tecnica

Le soluzioni tecniche adottate sulla P203 ricalcano quelle della Programma 101, già approfondite nella scheda dedicata a questa macchina. Riporto quindi in questo articolo solo le particolari differenze rispetto alla progenitrice.

Il gruppo elettronico non corrisponde a quello della Programma 101, si tratta in realtà un progetto nuovo, costituito da 14 schede (contro le 9 schede della Programma 101).

La documentazione commerciale riporta che l'elaboratore era dotato di 10 registri:

  • 3 registri operativi, con capacità di 30 cifre ciascuno, più virgola e segno
  • 5 registri di deposito, con capacità di 30 cifre ciascuno, più virgola e segno, divisibili ciascuno in due parti; tre di questi registri di deposito possono contenere cifre e/o istruzioni di programma
  • 2 registri destinati a contenere istruzioni di programma, con capacità di 32 caratteri ciascuno

 

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Schema logico operativo - Dal depliant della P 203

La Programma 101 era anch'essa dotata di 10 registri, ma di una dimensione di 24 caratteri ciascuno.
Infatti la memoria a linea di ritardo di questa macchina era stata "maggiorata" tramite l'utilizzo di un filo di lunghezza maggiore.

Dalle seguenti foto è possibile notare come il diametro della bobina della memoria della P203 abbia dimensioni maggiori rispetto a quella della Programma 101. La scheda di controllo è la medesima in entrambi i prodotti.

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Memoria della P203 - Foto Roddy Collins
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Memoria della Programma 101 - Foto A. Audsley

Il filo è avvolto 14 volte su un diametro di circa 21,5 cm, per una lunghezza totale di circa 9,5 metri. Quello della Programma 101 era lungo circa 6,4 metri.

Anche la capacità di memorizzazione della cartolina magnetica era stata di conseguenza aumentata, la documentazione commerciale riporta la possibilità di memorizzare su di essa fino a 2 programmi di 160 istruzioni (contro le 120 della Programma 101).

Dal punto di vista software il linguaggio di programmazione era una estensione di quello della Programma 101, al quale erano stati aggiunte le istruzioni per eseguire la stampa sulla macchina per scrivere. I formati di registrazione delle cartoline magnetiche erano diversi tra le due macchine, ma i  programmi della Programma 101 funzionavano regolarmente se inseriti manualmente nella P203. Ovviamente l'operazione contraria non era possibile.

L'interfacciamento tra il calcolatore e la macchina per scrivere era realizzato tramite elettromagneti, che, comandati dal calcolatore, azionavano i tasti della tastiera. Ne risultava che quando la P203 stampava si potevano osservare i tasti che si muovevano da soli sulla tastiera, come se la macchina fosse operata da un fantasma....
Indubbiamente una immagine di grande effetto!

Video

Una P 203 in funzione.

Bibliografia

Depliant Olivetti P 203, Dicembre 1967, Olivetti S.p.A.
Listino prezzi assistenza Olivetti, 1969, Olivetti S.p.A.
La memoria del futuro, documentario Olivetti, 1969, regia di Nelo Risi
Werkstatt und Betrieb, Volume 102‎, 1969, Heft 7
Olivetti news letter
, September 1967, British Olivetti ltd
One Kilobit Memory Unit, circa 1968, articolo sul sito internet di Roddy Collins (oggi non più disponibile)
Olivetti, Ernst und Eleganz, Der Spiegel 44/1968
Il sogno di un’impresa, Elserino Piol, il sole 24 ore, 2004
Olivetti, prima e dopo Adriano, Paolo Bricco, l’ancora del mediterraneo, 2005
Testimonianze rese all'autore da Adriano Franchitti, product manager della P 203.

Links

http://museotecnologicamente.it/ pagina sulla P203 al museo Tecnologicamente di Ivrea

Documenti in archivio

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Depliant Olivetti P 203
Depliant Olivetti P 203
Dicembre 1967
Gentilmente fornito da Giorgio Morocutti

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P6040 - Il personal computer vestito da calcolatrice

Nel 1977 Olivetti commercializza la P6040, una nuova macchina che descrive come “personal minicomputer”.

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Olivetti P6040 - Foto da depliant del prodotto

Il nuovo prodotto si inserisce nella fascia bassa del mercato, affiancando il fratello maggiore P6060.
La filosofia del prodotto ricalca quella della Programma 101 di 12 anni prima: un desktop computer per applicazioni tecnico-scientifiche, dotato di un linguaggio di programmazione semplice, una stampantina integrata ed un supporto di memorizzazione semplice ed economico. Rispetto alla Programma 101 l’unico elemento di novità è il display LCD.

La macchina è molto compatta, grazie anche all’introduzione di una nuova tecnica costruttiva che alloggiava tutti i componenti su un’unica grande scheda. Fino a quel momento Olivetti aveva preferito una soluzione modulare composta da più schede dedicate a specifiche funzioni che potevano essere utilizzate su più prodotti. Questa struttura, che consente di ridurre i prezzi del prodotto, sarà utilizzata in seguito anche sul sistema di scrittura TES 401 e sui futuri personal.

Come sua consuetudine Olivetti pone attenzione al design del prodotto, affidato a Mario Bellini. Il P6040 vinse il premio Smau per il design nel 1977.

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Console P6040 - Foto da depliant del prodotto

La macchina può essere dotata di unità di espansione per il collegamento con dispositivi esterni, sia RS232 che paralleli. Queste interfacce venivano spesso utilizzate per interfacciare strumenti scientifici, stampanti, plotter, ed unità di memorizzazione a nastro perforato o magnetico.

Oltre al modello “general purpose” erano disponibili 2 versioni particolari, una che permetteva solo l’esecuzione di programmi già preparati e memorizzati sul disco (nella tastiera non era presente la sezione di programmazione), ed una che permetteva solo la preparazione dei programmi.

Hardware

Il P6040 è il primo computer Olivetti ad utilizzare un microprocessore, esattamente l’Intel 8080.
Una ROM da 16 kB contiene il firmware e l’interprete BASIC.
La memoria RAM è di 2 kB, ma solo 1 kB è disponibile per i programmi utente. La restante memoria è utilizzata dal sistema e nel calcolo manuale. Se necessario era disponibile una espansione opzionale da 2 kB.

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Tastiera P6040 - Foto da depliant del prodotto

La tastiera è molto particolare, oltre ai tasti numerici disposti come in una normale calcolatrice, ed i tasti per l’immissione diretta dei comandi Basic, è presente una sezione di tasti funzione che permettono l’inserimento di funzioni matematiche, di comandi e di lettere. Curioso il fatto che le lettere sono posizionate in ordine alfabetico.

Un selettore permette di selezionare tre modalità operative:
- STEP per l’esecuzione passo-passo di programmi
- EXECUTE, per l’esecuzione dei programmi e di comandi diretti (modo calcolatrice)
- LOAD, per l’inserimento dei programmi da tastiera e la loro modifica

Il display alfanumerico a led da 16 caratteri permette una interazione del programma con l’operatore e può essere utilizzato anche per mostrare le informazioni destinate alla stampante quando questa è disattivata.

L’unità di stampa è la stessa di altre calcolatrici Olivetti della serie Logos dell’epoca, una stampante ad aghi che utilizza le cartucce “logocart” con nastro in nylon per stampare su carta normale in rotoli con larghezza 60,5 mm.

Stampa di un programma
Parte di stampa di un programma

Permette di stampare 16 caratteri per riga alla velocità di 1,8 righe al secondo.

La memoria di massa è affidata al “minidisco”, un supporto per dati sviluppato da Olivetti per questa macchina. Si tratta di un piccolo floppy flessibile in mylar dal diametro di 6,5 cm (essendo un prodotto italiano le misure sono in cm e non in pollici!) privo di ogni custodia di protezione.
Olivetti descrive il Minidisk come “maneggevole, di minimo ingombro, agevolmente archiviabile e spedibile, è ideale per archiviare programmi o dati”. 

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Minidisk con la sua custodia in cartoncno - Foto Luigi Serrantoni

Ogni dischetto poteva contenere un solo programma. Il dischetto poteva essere protetto dalla scrittura e si poteva inibire la visualizzazione o la modifica del programma in esso memorizzato.
Il disco può contenere fino a 3kB, descritti nel depliant come “3000 caratteri”. Olivetti dichiarava un tempo per la lettura o la scrittura completa del disco da 6 a 11,5 secondi.
Il disco è a singola faccia, solo la superficie inferiore è rivestita di materiale magnetico. Sul lato superiore del disco è stampigliato un numero per permetterne l’identificazione, visto che non era possibile applicarci delle etichette.
Il Minidisk verrà utilizzato nel 1978 per il sistema di scrittura TES 401, dove memorizza 16 kB di dati (equivalenti all’incirca a 4 pagine di testo), e sul computer contabile BCS2020 del 1979.

Software

La programmazione avviene in “MiniBASIC” una versione ridotta del BASIC di cui utilizza le sette istruzioni fondamentali. Poiché la macchina e indirizzata ad applicazioni tecnico-scientifiche e’ presente una ampio set di funzioni matematiche e le variabili sono memorizzate in virgola mobile.
I comandi Basic possono essere eseguiti in modo diretto, inserendo direttamente la sequenza di comandi e funzioni desiderata, ottenendo immediatamente il risultato; in questa modalità il P6040 si trasformava praticamente in una potente calcolatrice.
I programmi possono essere suddivisi in routine indipendenti ed essere richiamati premendo un tasto numerico. Per aiutare l’identificazione dei tasti assegnati alle routine si utilizzava una mascherina sovrapposta alla tastiera (fornita in dotazione).

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Mascherina sulla tastiera - Foto da depliant del prodotto

Olivetti proponeva dei package di programmi su minidisco per diverse applicazioni: analisi numerica, analisi statistica, ecc.

Versione SBS

Nel tentativo di espandere il campo di applicazione del prodotto, nel 1980 Olivetti presenta al CeBIT di Hannover la versione P6040 SBS (Small Billing System) destinata ad applicazioni contabili.

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Olivetti P6040 SBS - Foto da depliant del prodotto

Il sistema apre per Olivetti nuove opportunità nel settore di fascia bassa, precedentemente precluso dai prezzi alti del sistema BCS o dalle scarse prestazioni del sistema A4.
La versione SBS si presenta con una tastiera rinnovata, più simile a quella di un computer che a quella delle calcolatrici presente sul modello per uso generale.

La memoria standard viene espansa a 4 kB, di cui 3 kb a disposizione dell’utente.
Nel prodotto è inoltre inclusa una specifica stampante ad aghi dotata di trascinatore per moduli continui e inseritore manuale frontale. Per le applicazioni contabili la stampantina interna risultava inadeguata.

Olivetti proponeva una vasta libreria di software per le più svariate applicazioni: contabilità generale, contabilità IVA clienti e fornitori, fatturazione, contabilità di magazzino, e servizio paghe e stipendi, gestione alberghi,  servizio cambi, ecc.
 Altri software furono preparati da aziende esterne, ricordo i programmi per la gestione delle paghe di INAZ e Orpes.

Alla presentazione il costo della P6040SBS (completa di stampante) era di 5.500.000 Lire. Un costo uguale o inferiore a quello delle concorrenti (Olimpia 6510, Triumph Adler TA 20 Compact, Datasaab D12 e Logabax Lx2010) che però avevano caratteristiche e prestazioni minori.
I pacchetti software avevano un prezzo di 400.000 Lire.

Bibliografia

Deplaint e manuali Olivetti P6040
Documentazione di marketing Olivetti riservata ai rivenditori
Sito www.storiaolivetti.it
"Tischrechner billig oder komfortabel", Computerwoche numero 16, 18-4-1980

Documenti in archivio

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Depliant P6040 SBS
Deplaint della versione SBS dell'Olivetti P6040 destinata ad applicazioni contabili

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Deplaint applicativo paghe
Depliant dell'applicativo paghe della Orpes srl su Olivetti P6040

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Depliant applicativo paghe
Depliant dell'applicativo paghe della Inaz Paghe sas su Olivetti P6040

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Modulo prestampato Inaz Paghe
Modulo prestampato da usare su Oliveti P6040 con applicativo Inaz Paghe

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Compendio istruzioni P6040 SBS
Piccolo manuale di riferimento dei comandi Mini Basic del P6040 SBS

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Deplaint P6040
Deplaint dell'Olivetti P6040
Gentilmente fornito da Massimo Pettinà

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Deplaint P6040
Deplaint dell'Olivetti P6040
Gentilmente fornito da Massimo Pettinà

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Manuale P6040
Manuale "Introduzione al P6040"

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Compendio istruzioni P6040
Piccolo manuale di riferimento dei comandi Mini Basic del P6040
Gentilmente fornito da Massimo Sernesi

Immagini in Galleria del P6040

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Programma 101

"The first desktop computer"

Tra le tante realizzazioni informatiche italiane la Programma 101 è senz’altro quella più meritevole di essere ricordata, non solo per il suo design ed il successo commerciale ma anche e soprattutto per la quantità di innovazioni che ha saputo portare nel mondo dell’informatica e nella tecnica elettronica.

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Programma 101 - Foto Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.0 Il Vanzo

Il suo progetto è stato capitanato da Pier Giorgio Perotto, un ingegnere torinese che ha segnato la storia dell'Olivetti.
Nel 1962 Perotto ha solo 5 anni di esperienza nella grande azienda di Ivrea, ma ha già avuto modo di dimostrare le sue capacità con la CBS (Convertitore Banda Schede) e la Mercator 5000, una fatturatrice con unità di moltiplicazione elettronica.
Inizia in questa data il percorso progettuale di una nuova calcolatrice, che pian pano prende forma nella mente di Perotto che ne definisce oltre che gli obiettivi le soluzioni tecniche.

Il suo sogno è "una macchina amichevole alla quale delegare quelle operazioni che sono causa di fatica mentale e di errori, .... il cui uso fosse alla portata di tutti, che costasse poco e fosse delle dimensioni degli altri prodotti per ufficio ai quali la gente era abituata".

Il risultato è un calcolatore autonomo, dalle dimensioni adeguate per una scrivania, adatto all’uso da parte di un utente non esperto, dotato di unità di memorizzazione di dati e programmi, di stampante integrata ed un prezzo accessibile. Era nato il primo personal computer della storia?

LA STORIA

Il percorso progettuale inizia nell’aprile del 1962, presso il laboratorio di ricerca di Borgolombardo, che presto si sposterà a Pregnana Milanese. Il progetto, voluto da Roberto Olivetti, è sviluppato da un piccolo gruppo guidato da Perotto, che ha come stretti collaboratori l'ingegner Giovanni De Sandre e il perito Gastone Garziera.

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I team della Programma 101 - Foto Public Domain da Wikimedia

L’idea iniziale è di una calcolatrice elettronica che avesse funzionalità superiori alle semplici quattro operazioni, questo per non entrare in concorrenza col proprio prodotto meccanico tradizionale. Le reali caratteristiche della macchina prendono forma durante il lungo ed impegnativo sviluppo. L’obiettivo di realizzare una macchina compatta e allo stesso tempo economica pone seri problemi tecnici, che richiederanno tempo ed energie.

La programma 101 è infatti un prodotto completamente nuovo per il quale vanno ricercate soluzioni originali che devono essere completamente sviluppate. Nascono così la memoria a linea di ritardo e la cartolina magnetica.
Anche la stampante fu un progetto completamente nuovo, seguito Franco Bretti, dello stabilimento di Caluso, che preparò anche la tastiera.

Un gruppo guidato da Edoardo Ecclesia si occupò della parte elettrica e dell’ingegnerizzazione della macchina.

Foto P101
Programma 101 - Foto Martin Willemsen

Durante la progettazione avviene però uno stravolgimento che rischia di interrompere il progetto. Nel maggio del 1964 per far fronte alla difficile situazione finanziaria erano entrati in Olivetti dei nuovi soci (il cosiddetto gruppo di intervento) che ne controllavano di fatto la gestione. La nuova direzione osteggiava i costosi sviluppi dell’elettronica ed aveva immediatamente deciso di cedere la Divisione Elettronica alla General Electric. Dalla scissione si salva Perotto che con il suo progetto, lontano dagli interessi dell’acquirente americano, resta in Olivetti.

Alla fine del 1964 Perotto termina il prototipo della Programma 101, che in azienda veniva identificata come la “Perottina”, e lo mostra al Direttore Generale Tecnico, Natale Capellaro. Davanti alle stupefacenti (per l’epoca) prestazioni della macchina afferma “caro Perotto, vedendo funzionare questa macchina, mi rendo conto che l'era della meccanica e' finita”.

Nella seguente fase di industrializzazione Roberto Olivetti affida il design della macchina all'architetto Marco Zanuso, che però propone una soluzione di grandi dimensioni che stravolge la struttura e la filosofia della macchina ideata da Perotto. Questi si oppone e fa autonomamente sviluppare un prototipo da Mario Bellini e lo impone all’azienda. Il design della macchina sarà brevettato negli USA nel 1967.

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Disegno dal Brevetto USD 209,351

Per il lancio sul mercato di un prodotto così innovativo Elserino Piol propose una strategia azzardata, iniziare le vendite negli Stati Uniti, ovvero nel mercato culturalmente più adatto a recepire un prodotto rivoluzionario. Nonostante le perplessità dei tecnici, e di Perotto stesso, la scelta fu confermata, ed il nuovo calcolatore venne presentato nell’ottobre del 1965 al BEMA show di New York.

Alla Programma 101 era dedicata una piccola saletta, in posizione defilata. La “star” della fiera doveva essere la Logos 27, capolavoro della tecnologia meccanica Olivetti. Ma quando il pubblico si accorse dell’interessante novità cominciò ad affollare la saletta, tanto che fu necessario istituire un servizio d’ordine per regolamentarne l’accesso. Il sorprendente successo di pubblico, che aveva superato ogni aspettativa, fu seguito da ottime reazioni della stampa, che percepì subito gli aspetti rivoluzionari della Programma 101. Proprio la stampa americana la definirà “Il primo computer da tavolo del mondo”.

Alla fiera USA seguirono quella a Mosca, e in altri stati europei, fino a quella di Milano nell’aprile 1966. Relativamente a questa presentazione, in una delle sue ultime interviste, Perotto ricorda: “E poi si pensi che il termine "personal" l'abbiamo usato durante la presentazione in Italia della macchina nell'aprile 1966 alla Fiera di Milano, chiamando la Programma 101 "computer personale". Con un anticipo sui tempi anche rispetto al nome del pc.”

La produzione inizia nel 1966 a San Bernardo di Ivrea. Successivamente viene avviato anche uno stabilimento di produzione negli Stati Uniti, dove era ritenuto importante poter distribuire una macchina di produzione “nazionale”. Il prezzo di vendita fu fissato in circa due milioni di lire (3200 $ negli USA).

Le aspettative furono confermate e la Programma 101 fu un grande successo commerciale. Ne verranno prodotte 44.000 unità, in gran parte vendute negli Stati Uniti.
Tra gli utilizzatori del nuovo computer la NASA, che le utilizzò per le sue ricerche spaziali, e la NBC, dove calcolava i risultati elettorali da fornire ai propri telespettatori. Anche Hp ne comprò un centinaio di pezzi.

Durante la guerra del Vietnam l’esercito americano la utilizzò per calcolare le coordinate degli obiettivi dei bombardamenti effettuati con i B-52.

Le originali soluzioni tecniche della Programma 101 furono coperte da brevetto. Come inventori furono indicati Perotto e De Sandre, che dovettero però cedere i diritti del suo sfruttamento all’Olivetti per una cifra simbolica.

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Disegno dal Brevetto US 3.495.222

Due anni dopo HP utilizzò le tecniche della Programma 101 per realizzare il proprio calcolatore HP 9100, in particolar modo copiò l'idea della cartolina magnetica, infrangendo il brevetto. Alla contestazione l'HP accettò di pagare royalty alla Olivetti, che negli anni riceverà circa 900.000 $.

La Programma 101 creò un nuovo promettente mercato nel quale i concorrenti si inserirono velocemente. Olivetti, sottovalutando le potenzialità del prodotto e del segmento di mercato, non si impegnò nella prosecuzione dello sviluppo, perdendo presto il suo vantaggio competitivo.

Fu creato un gruppo di progetto negli USA che però non seppe realizzare nulla di innovativo. Quando questo gruppo fu sciolto, Perotto realizzò frettolosamente la P602, seguita dalla P652. Ma il ritardo tecnologico, accumulato nei diversi anni che nel frattempo erano trascorsi, non consentì alla casa di Ivrea di recuperare una posizione di leadership.

LA TECNICA

La Programma 101 è una macchina con tecnologia a transistor, ai tempi le CPU non esistevano ed i circuiti integrati erano ancora una tecnica d'avanguardia.
La realizzazione a transistor richiedeva l'utilizzo di un numero elevatissimo di componenti. Per poter contenere le dimensioni e ridurre i costi di produzione furono ideati dei "micromoduli", delle unità elementari montate con tecniche automatizzate.

Foto P101
I micromoduli della Programma 101 - Foto Martin Willemsen

I micromoduli erano disposti in modo che due schede potessero essere posizionate una contro l'altra. I moduli di una scheda penetrano negli spazi liberi dell'altra, in questo modo le 8 schede del gruppo elettronico occupano uno spazio ridottissimo, nonostante fossero presenti circa 900 minimoduli, corrispondenti a circa 6000 componenti. Anche la soluzione dei micromoduli fu oggetto di brevetto (US 3,478,251 a nome Pier Giorgio Perotto ed Edoardo Ecclesia).

Foto P101
Disegno dal brevetto dei micromoduli

Degno di nota è anche l'utilizzo di circuiti stampati a doppia faccia, tecnica per l'epoca innovativa.

Per ottenere allo stesso tempo una riduzione dei costi e delle dimensioni fu utilizzato un unico motore elettrico che veniva usato sia per la lettura della cartolina che per la stampante ed il decodificatore della tastiera.

La memoria magnetostrittiva

La memoria dei calcolatori era ai tempi normalmente costituita dai nuclei magnetici in ferrite. Si trattava però di una soluzione costosa e di grandi dimensioni, quindi poco adatta al prodotto economico da scrivania che Perotto aveva in mente. Il problema fu risolto ingegnosamente adottando la tecnica delle memorie a linea di ritardo, già conosciuta ed utilizzata su alcuni dei primi elaboratori degli anni 50, ma poi abbandonata per i suoi limiti prestazionali.

Per la Programma 101 la limitata capacità e velocità delle memorie a linea di ritardo non erano un problema, inoltre questa tecnica utilizzava tecnologie meccaniche nelle quali l'azienda era esperta.

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La memoria magnetostrittiva della Programma 101 - Foto A. Audsley

L'informazione era "memorizzata" su un lungo e sottile filo di acciaio armonico, sotto forma di vibrazioni di tipo torsionale. Un trasduttore elettromagnetico trasformava i segnali elettrici (che rappresentavano le informazioni da memorizzare) in piccolissime oscillazioni meccaniche, un po' come un altoparlante trasforma un segnale elettrico in vibrazioni acustiche dell'aria. Queste oscillazioni erano create su una estremità del filo e si propagavano lungo lo stesso con una velocità relativamente ridotta. Quando raggiungevano, con un certo ritardo, l'altro capo del filo, un sensore le trasformava nuovamente in segnali elettrici, che dopo essere stati amplificati venivano nuovamente messi "in circolo", realizzando in questo modo la memorizzazione.

Se i dati dovevano essere letti era necessario attendere che "arrivassero" al sensore di ricezione. Se dovevano essere modificati questo avveniva nel trasporto tra il sensore di ricezione ed il trasduttore di trasmissione.

Questo rendeva questa tecnica di memorizzazione particolarmente lenta, ma sufficiente per le prestazioni richieste dalla macchina. Il tempo necessario alla vibrazione per propagarsi lungo il filo era di 2,2 millisecondi. La memoria permetteva di memorizzare circa 240 caratteri.

Il tipo particolare tipo di memoria a linea di ritardo utilizzata sulla Programma 101 viene chiamata anche linea o memoria "magnetostrittiva", dal nome della tecnologia utilizzata per convertire i segnali elettrici in vibrazioni, e viceversa.

La cartolina magnetica

Uno degli aspetti più innovativi della Programma 101 è la cartolina magnetica, il particolare sistema di memorizzazione che anticipa il floppy disk.

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La cartolina magnetica della Programma 101 - Foto Luigi Serrantoni
(lato anteriore - lato posteriore - custodia in cartoncino)

Questo strumento permetteva di memorizzare dati e programmi ed aveva una capacità equivalente a circa 480 caratteri.
La cartolina, di materiale plastico flessibile, ha un lato rivestito di materiale magnetico. Su questo i dati vengono memorizzati in una singola traccia posta in prossimità del bordo più lungo.

Inserita nell'apposita fessura posta sopra la macchina veniva trascinata nel lettore motorizzato. Eseguita la lettura, era posizionata in una zona di uscita, proprio sotto la tastiera. In questa posizione sotto i tasti di selezione del programma da eseguire erano visibili 4 specifiche zone della cartolina dove venivano scritte note di utilizzo del programma.

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La cartolina magnetica La cartolina magnetica nella posizione di uscita
Foto dal manuale di istruzione

Ogni cartolina poteva memorizzare due programmi di 120 istruzioni, inserendola nel lettore nei due versi, proprio come i lati A e B di una audiocassetta.
Una singola cartolina era normalmente capace di memorizzare tutto il programma, in quanto di capacità sufficiente a contenere tutti i dati della memoria a linea di ritardo. Se era necessario realizzare un programma più grande, lo si poteva spezzare in diverse parti, che venivano memorizzate su più cartoline caricate in sequenza.

La lettura della scheda magnetica avveniva ad una velocità sincronizzata con quella della memoria a linea di ritardo, in modo da registrare direttamente i dati senza l'uso di "buffer" intermedi.

La tastiera

Siamo abituati a vedere la tastiera dei computer come un insieme di pulsanti elettrici, collegati ad un circuito elettronico che codifica il tasto in un insieme di segnali che il computer sa interpretare.
Nella Programma 101, in conformità con la tradizione aziendale, la tastiera ed il suo codificatore erano invece realizzati con tecnologia meccanica.

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Il gruppo tastiera - Foto Martin Willemsen

Il tasto assomiglia a quello di una macchina da scrivere. E'collegato con una leva ad un meccanismo, azionato dal motore, che per ogni tasto premuto aziona una diversa combinazione di microinterruttori.
La tastiera fu progettata da Franco Bretti, dello stabilimento Olivetti di Caluso.

Bibliografia

Programma 101 - L'invenzione del personal computer: una storia appassionante mai raccontata, Pier Giorgio Perotto, Sperling & Kupfer Editori, 1995
Il sogno di un’impresa, Elserino Piol, il sole 24 ore, 2004
Olivetti, prima e dopo Adriano, Paolo Bricco, l’ancora del mediterraneo, 2005
Il 1° pc è italiano, Daniele Passanante, Libero news, 28 agosto 2001

Links

http://www.silab.it/frox/p101/ sito dedicato alla olivetti programma 101
http://www.piergiorgioperotto.it
sito ufficiale su Perotto

Ulteriori immagini della macchina sono archiviate nella Galleria della Programma 101

Documenti in archivio

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Depliant calcolatrici Olivetti
Depliant della Olivetti Underwood sulle macchine da calcolo del 1965.
E' illustrata la Programma 101 (Documento sul sito http://www.dvq.com)

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Pubblicità P101
Pubblicità americana della Programma 101, anno 1968 (Documento sul sito http://www.dvq.com)

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General Reference Manual
Olivetti Programma 101 - General Reference Manual - In Inglese
Scansionato da Dave Dunfield (Documento sul sito http://www.classiccmp.org)

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Libro programmazione P101
Elementi di programmazione per calcolatore Olivetti Programma 101
Anno 1973 (Documento sul sito http://www.microatena.it)

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Biblioteca programmi - Vol. 1
Programma 101 - Biblioteca programmi - Volume 1 (Documento sul sito http://www.microatena.it)

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Pubblicità USA P101
Pubblicità USA della Programma 101 Caricata su flickr dall'utente fdecomite Licenza CC Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0) (Documento sul sito http://www.flickr.com)

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Carlo Passarella - Storia della memoria della P101
Note sulla memoria magnetostrittiva della Programma 101 sciritte direttamente da uno dei suoi creatori, Carlo Passarella. Gentilmente fornite a ComputerHistory.it dall'autore.

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P6060 - Il minicomuter scientifico 

Nel 1975, alla Fiera di Hannover, Olivetti presenta il suo nuovo microcomputer P6060, dedicato principalmente ad applicazioni tecnico-scientifiche. Commercializzato dal 1976, è un computer desktop relativamente compatto che racchiude al suo interno anche un lettore per floppy disk da 8” e la stampante termica.

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Foto Roberto Bazzano

Il computer, come la maggior parte delle macchine dell’epoca, non si basa su un microprocessore ma su una unità centrale completamente costruita con circuiti integrati logici standard. All’epoca i microprocessori erano ancora troppo lenti per poter garantire le prestazioni necessarie ad un computer. L’unità centrale era composta da due schede, denominate PUCE1 e PUCE2, che erano alloggiate insieme alle altre schede del sistema in un box metallico dotato di una scheda madre passiva.Questa impostazione copia quella della maggior parte delle macchine Olivetti dell’epoca, anzi molte schede erano utilizzate su diversi prodotti, consentendo di ridurre i costi di sviluppo e produzione. Le due schede PUCE1 e PUCE2 sono infatti utilizzate anche nel terminale bancario TC800.

La macchina base è dotata di 48kB di ram, ma 32kB sono riservati al sistema operativo, lasciando all’utente solo 16kb di memoria libera. La massima dimensione raggiungibile era di 80kB (48 disponibili all’utente).

 

La tastiera, con ben 97 tasti, è dotata di un tastierino numerico e tasti funzione. Ai tasti alfanumerici erano anche assegnati i comandi del BASIC, per una più veloce inserimento dei programmi.

 

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Foto tratta da depliant dell'epoca

 

Sul frontale della macchina, di fianco al display, è presente una console con 7 tasti con funzioni specifiche per il controllo dello stato della macchina. Per esempio è possibile controllare l’esecuzione del programma passo/passo, o per abilitare la stampa di quanto mostrato sul display.

Il floppy da 8”, della capacità di 250kB, poteva essere singolo o doppio. Non si trattava di due unità a disco separata ma di un unico blocco meccanico dove le testine dei due floppy venivano spostate contemporaneamente da un singolo motore. Non era quindi possibile accedere ai due floppy contemporaneamente. Il gruppo meccanico del floppy drive era a scomparsa, per accedere allo slot inferiore era necessario estrarlo dal corpo macchina.

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Foto tratta da depliant dell'epoca

La macchina era priva di monitor, oggetto assai costoso all’epoca. La visualizzazione era demandata ad un piccolo display elettroluminescente alfanumerico a matrice di punti da 32 caratteri.
Successivamente sarà realizzata la scheda di espansione DSM6680 che permetteva il collegamento di un monitor monocromatico. Oltre alla visualizzazione alfanumerica di 80 caratteri su 41 righe, la scheda permetteva l’uso di funzioni grafiche.

 

La stampante integrata (opzionale), a tecnologia termica, produceva 80 colonne con una velocità di 80cps. La stampante offriva limitate prestazioni grafiche per stampare grafici o immagini, con una risoluzione massima di 392x560 punti.

Per sopperire alla mancanza del monitor molti programmi utilizzavano per l’output la stampante integrata, con grande spreco della costosa carta termica. Era possibile collegare anche stampanti esterne.

 

Il sistem operativo ed il BASIC erano fra loro integrati e caricati in memoria all’accensione dal bootloader presente in rom.

 

Nel cestello portaschede potevano essere inserite numerose schede opzionali come l’interfaccia seriale RS232, l’interfaccia per i dischi esterni e un interfaccia di I/O parallelo generico IPSO (Interfaccia Parallela Standard Olivetti) utilizzata per interfacciare stampanti, sistemi a nastro perforato o schede perforate. 

Una ulteriore scheda opzionale forniva una interfaccia IEE-488, utile nella applicazione scientifiche per il collegamento con strumenti di laboratorio.

La macchina poteva essere equipaggiata con hard disk esterni, sia fissi (HDU, Hard Disk Unit) che rimovibili DCU (Disk Cartridge Unit).
LA DCU 7910, unità a dischi rimovibili, conteneva due dischi, uno fisso ed uno rimovibile. Ogni disco aveva la capacità di 4.915.200 byte. Potevano essere collegate 2 unità DCU (4 dischi) che portava la massima capacità a 19.660.800 byte.
Esistevano 3 tipi di dischi fissi HDU:
-HDU 2102, a singolo disco con una superficie registrabile per un totale di 2.457.600 byte.
-HDU 2105, a singolo disco con due superfici registrabili per un totale di 4.915.200 byte.
-HDU 2110, a doppio disco con due superfici registrabili per un totale di 9.830.400 byte.
Potevano essere collegate 2 unità HDU, che, utilizzando unità del tipo HDU 2110, portava la massima capacità a 19.660.800 byte.

Nel 1978 il P6060 evolve nel P6066, una versione più performante subito distinguibile per il colore bianco e blu.

La successiva introduzione nel 1982 dell’M20 rimpiazzerà questa linea di macchine, ultima testimone di una tecnologia proprietaria Olivetti (nata nel 1965 con la Programma 101) che ha dominato per 17 anni la produzione della casa di Ivrea.

Links

 

http://www.robertocipriani.it/P6060 il sito di Roberto Cipriani su P6060
http://www.z80ne.com/p6060/restauro/restauro.html cronaca fotografica del restauro di un p6060, di Roberto Bazzano

Documenti in archivio

Numero 6 documenti su 7

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Depliant Olivetti P6060
Depliant Olivetti P6060
Gentilmente fornito da Giorgio Moriccutti

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P6066 - Manuale Generale
Manuale Generale, in Italiano (Documento sul sito http://www.robertocipriani.it)

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P6060 - Manuale I/O
P6060 - Manuale I/O con periferiche esterne, in Italiano (Documento sul sito http://www.robertocipriani.it)

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P6060 - Manuale prestazioni grafiche
P6060 - Manuale prestazioni grafiche, in Italiano (Documento sul sito http://www.robertocipriani.it)

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Pubblicità P6060
Pubblicità P6060 - New Scientist 9 Dicembre 1976

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Pubblicità P6060
Pubblicità P6060 - New Scientist 17 Gennaio 1980

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